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Tè e pasticcini con Carla Maria Russo: Le nemiche


Buongiorno lettori! In questo post vi racconto della fantastica opportunità che ho avuto ieri, quella di poter incontrare la scrittrice Carla Maria Russo insieme ad altri blogger e poter chiacchierare del suo nuovo libro in uscita per Piemme: Le nemiche. 

"Questo libro ha dei criteri precisi al quale si ispira, perché mi piaccia raccontare una storia questa deve avere delle caratteristiche molto precise: una storia fortemente passionale con vicende molto intense, un protagonista che sia una persona che si stacchi dal conformismo sociale e con una forte personalità  tale da poter sfidare la società in un'epoca in cui è particolarmente difficile farlo ed infine deve trattare temi molto attuali, vicino alla sensibilità dei lettori."

Trama: 

Mantova, corte dei Gonzaga, giugno 1501. Quando Isabella d'Este scopre che suo padre, il duca di Ferrara Ercole I, ha scelto come moglie per l'erede al trono la donna più discussa della penisola, Lucrezia Borgia, figlia bastarda del papa, già sposa di due mariti, il primo ripudiato, il secondo ucciso in circostanze ambigue, il suo animo ne resta completamente sconvolto. La figlia di una tenutaria di bordello, come amava definirla, non può mischiare il suo sangue con quello purissimo e regale degli Este. Accolta con freddezza e disprezzo da tutti, Lucrezia, donna di fascino e di straordinaria bellezza, amante del lusso e del divertimento, riesce tuttavia a guadagnarsi i favori di almeno una parte della corte ferrarese, in particolare dei giovani e affascinanti fratelli di Isabella, attratti dalle feste memorabili e dalla folta schiera di damigelle di cui si circonda, fra le quali brilla l'astro della irresistibile Angela Borgia. Questo successo genera fra le due donne una ostilità ancora più marcata e nuovi e più accaniti contrasti, che culminano con il tentativo da parte di Lucrezia di umiliare la rivale nella sua femminilità, portandole via un affetto a lei molto caro. Ma la marchesa di Mantova, donna di impareggiabile classe, cultura e acume, abile e scaltra più delle sue stesse spie, non è persona da lasciare impuniti gli oltraggi subiti e la sua vendetta sarà feroce e implacabile. Intorno a queste due donne indimenticabili, gli intrighi, i tradimenti, le congiure che dilaniano due fra le più potenti corti del Rinascimento, ma anche gli amori travolgenti e impossibili, forieri di stragi e tragedie familiari. Il prezzo della sopravvivenza coincideva con la rinuncia definitiva al sogno di amare ed essere riamata. Questa, la vendetta di Isabella d'Este. Questo, l'amaro destino cui Lucrezia Borgia non sarebbe mai sfuggita.

- Lei sceglie sempre personaggi femminili forti per le sue storie e con molti legami con l'attualità, nel momento in cui inizia il suo processo di ricerca per il libro inserisce questi parallelismi volontariamente? 

Assolutamente sì, quando sono attratta da una storia sono attratta soprattutto dal tema. Io non scrivo biografie, io narrò una vicenda accaduta nella vita di qualcuno della quale mi piace la tematica. Ne "La regina irriverente" ad esempio ho scelto il tema della vita di coppia, l'immagine di questa donna che è costretta a sposarsi con il figlio del re di Francia a sedici anni, avendo un background fortemente diverso dal marito essendo vissuta in una corte moderna e libera di pensiero mentre lui aveva una vocazione monacale, cupo e accanito nella sua religione. Questo rapporto di coppia è interessantissimo perché si complica quando lui si innamora follemente della moglie e lei a sua volta si intenerisce verso il marito devoto ed entrambi tentano di far funzionare il rapporto nonostante storie familiari completamente diverse. Quando tu hai una storia così diversa, quando hai una storia così complessa, anche nel passato le cose non possono funzionare. Pensando al passato ci si immagina che la protagonista subisca  passivamente, ma così non è, lei si ribella (rischiando la testa) e riesce a vincere la sua battaglia. Quando ho letto questa storia, di un rapporto così bello ma allo stesso difficile, sono rimasta immediatamente colpita, così come per le protagoniste del libro Le Nemiche. In questo caso mi son subito interrogata sulle questioni inerenti a questa inimicizia, fatta anche di colpi bassi, un tema che fino ad ora non avevo ancora trattato in quanto mi ero sempre soffermata su rapporti di solidarietà femminile. Questo è un tema moderno e attuale, che mi ha permesso un approfondimento psicologico molto interessante. Pensate alle trame ed i tranelli che solitamente sorgono in una lotta al femminile, quello è un tema attualissimo.


-  Isabella in questo libro risulta quasi antipatica, lei che ne pensa? 


In realtà non lo è  anzi è una donna completa e dal forte carattere. Lei sa di avere dei difetti, ne è consapevole. È una donna tutta del Rinascimento. Per fare un'esempio pratico basti considerare il gusto del bello di una e dell'altra. Per Lucrezia il gusto per il bello è sinonimo di sfarzo, è ostentazione delle sue possibilità economiche. Ciò che muove il suo personaggio è l'ostentazione di ciò che possiede, i gioielli ad esempio. Per Isabella il bello è sinonimo di originalità, è ricerca della perfezione, il suo famoso studiolo ne è l'esempio. Lei è una donna Rinascimentale, una donna classica che segue l'insegnamento dei greci e dei romani. Per lei ciò che è bello esteticamente è anche eticamente ricco di valori, lei ricerca questo. Ce la fa? no e ne è consapevole, ma tende alla perfezione, soprattutto nel suo studiolo, che custodisce quella perfezione che nella vita reale non può avere. Lei è una donna di potere, ma il suo è un potere illuminato dall'intelligenza e dal senso morale; lei vuole guidare Mantova perché sa che è più brava del marito, ma lo fa anche per l'amato figlio 
Federico e per il suo futuro. Sa di essere cinica e pragmatica, lo si vede in molti episodi del libro, anche semplicemente il rapporto con le figlie femmine che quasi non considera. È caratterizzata da un valore molto rinascimentale: la dignità, che dimostra sempre, anche davanti al marito e di fronte a tutti i suoi tradimenti, il fatto che il dolore non va mai mostrato all'esterno, la facciata deve essere sempre impeccabile. Nonostante i molti difetti rimane quindi una donna dai forti valori.
Lucrezia invece ha una personalità più semplice, meno elaborata e più schietta, un esempio è vedere come piomba in questo amore tormentato, con tutta la sua forza e passione, andandosi a cacciare in una situazione molto difficile.



Nei tuoi libri ha sempre parlato di grandi donne, di cui già non semplice parlare. Mi chiedevo come facessi ogni volta a entrare nel cuore e nella mente di personaggi che in realtà sono effettivamente esistiti


Questo secondo me fa parte delle doti e delle capacità che deve avere uno scrittore. Quando ti innamori di un personaggi, devi prima capirlo fino in fondo e poi, guardarlo dal di fuori e non giudicarlo. Se tu ti permetti di giudicare un personaggio fai un errore grave. 
Bisogna sapere tutto del personaggio per poterlo capire fino in fondo, ogni piccolo dettaglio, ogni minuzia, persino i primi giochi fatti da bambino, le parentele, la società nella quale vive le persone che frequenta. Perché un personaggio possa sfidare il conformismo bisogna prima di tutto capire di quale conformismo stiamo parlando. Come pensa la società di una tale epoca? Come vestivano? Come mangiavano? Che abitudini avevano? Bisogna sapere tutto, anche se alla fine non si inserisce tutto, così come bisogna conoscere il momento storico, poiché questo pesa molto sulla vita di una persona.
A me non interessa la storia con la S maiuscola, ma la storia con la s  minuscola, le vicende umane e quotidiane, ma se non conosco il momento storico non so come questo abbia influito su un  personaggio. Per Isabella e Lucrezia è una cosa cruciale infatti. Se non si conoscono tante sfaccettature che circondano Isabella, non si può certo capire il suo personaggio.
Una volta fatto questo studio approfondito bisogna poi entrare nel cuore e nella mente dei personaggi, partire da dati freddi e precisi e creare la personalità dei personaggi. Una volta fatto questo il personaggio parlerà,si muoverà, reagirà, crescerà e si evolverà spontaneamente in base alla personalità che hai creato.
Una cosa importantissima è inoltre non giudicare mai i propri personaggi. Un autore è come un regista che deve rendere al meglio le caratteristiche dei propri personaggi, che siano  negative o positive, non sta a lui giudicare ma bensì rendere al meglio la psicologia del personaggio e farla capire al lettore, nel bene e nel male.
E' importantissimo capire i personaggi in tutte le loro sfaccettature e capire che hanno pregi e difetti come tutti ma, avendo una forte personalità, sia i pregi che i difetti sono acuiti, bisogna inoltre narrarne l'evoluzione psicologica. 

Capita spesso che quando uno scrittore tratteggi un personaggio lasci qualcosa di se stesso in uno dei protagonisti. Le capita mai?

I libri per certi versi sono sempre un po' autobiografici, perché quando scegli una storia  la scegli  perché ti appassiona. Io scelgo sempre storie passionali perché sono una persona emotiva e sensibile e vivo le emozioni in maniera sempre molto intensa. Amo le storie emotivamente forti, quindi certo che c'è molto di me nelle mie storie.
A volte mi attraggono e scelgo alcuni personaggi che mi attraggono per la personalità, personaggi a cui  tendere e vorrei assomigliare. Sono personalità diverse dalle mie, a cui mi piacerebbe assomigliare, a cui tendo per i loro valori così forti. Un esempio è Farinata degli Uberti, protagonista del mio Il cavaliere del giglio è quello che ha mosso il mio percorso verso la scrittura, a sedici anni ne ero profondamente innamorata. A 16 anni perché, quando lessi che di questo tipo così fiero, eroico  e così bello persi la testa, e quando ad un certo punto mi si sono create delle condizioni grazie alle quali ho potuto seguire una passione che ho sempre portato con me, ma che non avevo mai potuto sviluppare, quando mi è stata data l'occasione di studiare la Firenze Dantesca, il cuore di questa mia ricerca è stato lui, Farinata. Dovevo scoprire se era così come l'avevo sempre immaginato, scoprire di più su questo amore particolare, e così mi sono ritrovata immersa nella sua storia, una storia poco
raccontata nei libri, se non nel mio. Ho incontrato un personaggio di un fascino sorprendente, molto più delle mie aspettative, che mi attirato per gli aspetti che lo accomunano a me. Il tema di quel libro a cui ero assai legata tanto in passato quanto ora ruotava intorno al fatto "È giusto spingere la coerenza con le proprie idee fino al punto da sacrificare tutto?" Farinata è stato uno che l'ha fatto.
Certo nei libri c'è parte di un autore, ma questo non vuol dire che l'autore sia identico al personaggio ma che ti affascina la personalità di quei personaggi, che hanno dei tratti che su di te hanno hanno più presa.

Qui sento Isabella molto vicina a me per la sua concezione della bellezza, secondo la quale l'estetica deve essere etica. In un concetto in cui l'abito fa io monaco in quanto è il modo in cui tu esprimi te stessa, devi avere il senso del decoro e rispetto etico ed estetico per te stessa. Scegli in questo modo i personaggi con un'affinità elettiva. 


- A me incuriosiva sapere in che modo questa inimicizia si ritrova nelle fonti storiche, essendo una battaglia molto velata 


Nelle fonti storiche sicuramente c'è, anche se ho scoperto una cosa che conoscevo sì, ma che grazie a questa storia ho potuto toccare con mano: c'è storia e storia. Quando parliamo di fonti ufficiali parliamo sempre di fonti manipolate, perché  si scrive per committenza, lo storico che scrive lo fa in modo tale che il prodotto finale sia di gradimento al proprio committente, al proprio signore.
La storia poi, oltre ad essere scritta dai vincitori, è scritta dagli uomini; e questa è un'altra ragione per cui io scrivo e parlo di donne, per dar voce a quella parte di storia che nessuno racconta. Facendo questo ho scoperto quanto le fonti possano essere modificate e manipolate. Ne La bastarda degli Sforza  do voce proprio a lei, a Caterina, la quale dice direttamente al lettore di non credere alle parole del proprio padre che non racconterà la storia vera.
Sulle lettere ufficiali c'è un alto controllo dei fatti ma con il mio ultimo romanzo ho avuto la fortuna di avere tra le mani anche qualche lettera non ufficiale, sfuggita alla distruzione di documenti non 
modificate. Questo mi ha permesso di capire a fondo le due donne protagoniste, soprattutto Isabella la quale scrive a tutti, al mondo intero, ma non una singola riga alla cognata. In assenza di queste è stato semplice capire che tra le due non scorreva buon sangue. Ci sono poi lettere appassionate, che scrive a Gonzaga, che sono incredibili, soprattutto per l'età, l'epoca e per la sua collocazione sociale. Da queste lettere si capisce quanto ella sia totalmente persa.
Insomma, quello che faccio è lavorare proprio come fanno gli storici: interpretare i documenti. In breve il lavoro che fanno gli storici è quello di prendere dei documenti (manipolati) e a loro volta li  interpretano dal loro punto di vista. Questo fa pensare a quante manipolazioni vengono applicate sulla storia che arriva a noi. Benedetto Croce  affermava che "la Storia non esiste", ed io sono d'accordo con lui. Questo vuol dire che bisogna indagare sapendo che però ci sono queste eventuali manipolazioni, andando oltre il freddo dato storico per riuscire a costruire il personaggio. In questo modo si scopre la storia ufficiale e la storia segreta di un personaggio, molto più interessante. 

- Mi sembra che nei tuoi libri ci sia un filo conduttore fondamentale, che è quello di riscrivere la storia al femminile, ciò rivolgere l'attenzione su quegli aspetti della storia che furono scritti dagli uomini. Il tuo intento è quindi mettere in luce quelle parti della storia che sono state trascurate?

Direi che sicuramente questa componente c'è. Tenete presente che quando narro una storia, mi pongo solo un obiettivo: narrare la bellezza di quella storia, non mi interessano altri fini se non quello di raccontare una storia emotivamente forte. Non c'è dubbio poi che si possano raggiungere anche altri obiettivi. Mi sono accorta poi, studiando queste donne, che ad esempio le loro ragioni non venivano mai riportate.
Mi rendo conto che narrando queste storie appartenenti a queste donne, narro anche la storia dalla loro parte. Questo è uno dei miei obiettivi.

- Hai un personaggio che ti affascina, ma che per qualche ragione ancora non hai voluto o non sei riuscita ad affrontare?

A me questo è capitato con Caterina Sforza. Per lungo tempo l'ho avuta nella mente, ma sapevo di dover affrontare il nodo delicatissimo della violenza affrontata che andava tutta descritta. Dovevo inventarmi tutto, come si arriva, quali parole utilizzare, tutto. C'era da superare lo scoglio di questo momento della sua vita, così come bisognava descrivere un rapporto di coppia complicatissimo dal fatto della figura orribile di lui e tutto quello che lei è stata costretta a subire, nonostante la sua natura ribelle.
Quel nodo era piuttosto delicato, quindi non potevo fare a meno di chiedermi se avessi o no la maturità di affrontare questi passaggi senza cadere in due cose che io temo molto: lo splatter e la volgarità. Bisognava tenere un tono, narrare queste scene con la giusta capacità e la giusta delicatezza. Per lungo tempo ci siamo guardate io e Caterina e per altrettanto lungo tempo mi sono ritrovata ad ascoltare le sue richieste, la sua volontà di venir finalmente fuori per trovare un posto all'interno delle mie storie, dal mio punto di vista.
Alla fine questo scoglio sono riuscita a superarlo e devo dire che è stata una grande soddisfazione.
Oltre a Caterina volevo parlare di Isabella D'Este. Lì però c'era uno scoglio tutto intellettuale. Con Isabella e Lucrezia si va a misurarsi con una letteratura che c'è già, come ad esempio il libro della Bellonci. Per fortuna i nostri libri sono diversissimi. Quello della Bellonci è intellettuale e politico, il mio è invece fatto di emozioni e passioni, la donna politica quasi non c'è, c'è lei come donna e come persona.


- Quello di cui tu racconti è una faida, il cui tema ultimamente viene molto affrontato, sei interessata a raccontare qualche altra faida storica?

Al momento no, perché io arrivo alle storie raramente con una preconoscenza, una delle poche volte che sono arrivata con la preconoscenza è stata con Farinata degli Uberti, ma perché in quel caso non credevo che sarebbe diventato un libro. Man mano che leggevo e mi documentavo pensavo che non potevo certo lasciare la storia così, dovevo tenere una traccia, dovevo dar voce al personaggio, non potevo certo lasciarmi scappare quell'occasione. La veste di romanzo storico è venuta poi fuori naturalmente.
L'altra preconoscenza che avevo era quella di  Eleonora d'Aquitania che ho incontrato nella letteratura, grazie alla quale avevo percepito quanto la sua fosse una personalità brillante, poiché ha fatto cose nella sua vita che al tempo sembravano davvero insolite, come ad esempio la chiusura del suo matrimonio ed il conseguente matrimonio con il re d'Inghilterra. Molti lettori infatti mi chiedono di raccontare la seconda parte della storia, visto che io racconto solo la prima parte, quella del suo primo matrimonio.
Questo mi ha spinto a curiosare. Le altre storie mi sono arrivate un po' per caso, perché quando si studia capita spesso che gli studi e i temi si incrocino e vengano fuori percorsi inaspettati.
Non mi capita mai di scegliere una storia, direi più che invece è la storia mi sceglie. La storia arriva ed io la lascio così, poiché sono rispettosissima del dato storico; ho talmente tanto su cui lavorare e di cui parlare che mi viene spontaneo lasciare il dato storico così com'è.
Sono sempre stata affascinata dalle storie reali, ma non è detto che un domani non arrivi anche ad una storia inventata. Per il momento però continuo sulla mia strada, perché trovo incredibile quanto la realtà scavalchi anche la fantasia più sfrenata, quanto una storia reale riesca sempre a stupire e sorprendere. Questo è capitato nel libro su Farinata nel quale narravo un fatto storico così impensabile che un lettore mi scrisse chiedendomi come avessi potuto inventare una cosa simile, ignaro che fosse la realtà. In quello che scrivo è tutto vero e tutto falso, il dato storico è sicuramente vero perché ho interesse che il lettore si fidi ma allo stesso tempo è "falso" perché  la costruzione psicologica del personaggio è tutta mia, non invento niente, anche per creare il personaggio cerco di documentarmi molto bene in modo da essere il più verosimile possibile alla realtà.

Grazie alla Casa Editrice Piemme che ha organizzato l'incontro e soprattutto grazie alla scrittrice Carla Maria Russo che ci ha dedicato il suo tempo per una chiacchierata storica davvero stimolante.




Commenti

  1. Ho visto questo libro in biblioteca! 😘 Ed ero curiosissima di leggerlo ora lo sono ancora di più! 😅

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    1. È davvero interessante e ben scritto 😉😘

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  2. Questo libro deve essere fantastico! Bellissima l'opportunità di aver incontrato e intervistato l'autrice, ne è uscito davvero un bel pezzo :)

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  3. Meravigliosa intervista ❤ ora devo assolutamente leggere qualcosa di questa autrice 😍😍😍 amo gli storici!

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  4. Invidiaaaaa! Nella mia tbr ci sono due libri di Carla Maria Russo che non vero l'ora di leggere 😍😍 ora questo si è aggiunto ad altri mille nella wl 😂♥

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  5. Uh, storico😍! Complimenti, bellissima intervista 😘

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