domenica 2 luglio 2017

Viaggio con Ivan Fowler alla scoperta di re Edward II


                         

Buongiorno lettori, il post di oggi è un po’ diverso dal solito in quanto invece di raccontarvi semplicemente di un libro vi vorrei parlare di una bellissima esperienza legata a quest’ultimo che io ho avuto la possibilità di fare insieme allo scrittore stesso e ad un’altra blogger. 
Il libro di cui si parla è “Edward – Il mistero del re di Auramala” ed è un romanzo storico frutto di 5 anni di scrupolose e dettagliate ricerche, nato dall’idea di seguire le orme del re d’Inghilterra Edward II e svelare il mistero della sua morte. 
Esatto mistero, benché ufficialmente la morte del re sia avvenuta per mano di sicari a Berkeley, voci sempre più insistenti affermano che il re in seguito ad una rocambolesca fuga per l’Europa si sia rifugiato in Italia, in particolare nella Valle della Staffora, nell’Oltrepò pavese. 
Grazie all’iniziativa “Vacanze Pavesi” ( Vacanze pavesi) che mette a disposizione per il noleggio bellissime Vespe fornite di un cestino da picnic contenente ottimo cibo tipico della zona  preparato da “Il Girasole di Travacò” (luogo di partenza e partner dell’iniziativa) abbiamo potuto visitare da molto vicino i luoghi simbolo di questo romanzo in una giornata lunga quasi mille anni.



                         

Dopo la partenza una delle prime soste è stata quella che ci ha permesso di vedere da un punto privilegiato tutta la vallata e avere così un’idea approssimativa del viaggio che il re ha dovuto affrontare. Suggerimento: fermatevi al Belvedere, che oltre ad essere una buona idea per pranzare offre anche​ un'ottimo punto panoramico

In seguito una breve sosta a Cecima e Godiasco, quest’ultimo luogo molto importante  per le ricerche archivistiche e storiografiche svoltesi per il romanzo all’interno del palazzo del Comune, ricco di preziosi documenti.

• L’eremo di S. Alberto di Butrio è uno dei luoghi chiave in quanto si suppone che il re per un periodo si sia nascosto qui grazie anche  alla protezione della famiglia Malaspina. Questa teoria è supportata anche dalla tradizione orale che per secoli ha tramandato la notizia che in quei luoghi si fosse nascosto un re per scampare alla morte. Qui si trova anche la tomba “non ufficiale” (l’altra si trova in Inghilterra) del re. Peculiarità di questo luogo è vedere come il tempo sembra essersi fermato, con una piccola chiesa piena di affreschi originali del XI secolo mai restaurati e perfettamente conservati; vi sembrerà di essere tornati indietro nei secoli. Suggerimento: se volete fare come noi potete scegliere questo luogo per fare un picnic, è attrezzato con molti tavolini ed è un luogo veramente tranquillo e pacifico.




Un altro luogo in cui il re si è dovuto rifugiare (dopo essere stato scoperto e inseguito) è il castello di Oramala, di proprietà della famiglia Malaspina, che con le sue torri di vedetta sulle colline e la vallata chiusa era un luogo praticamente inespugnabile. 
Suggerimento: il castello è visitabile solo di Domenica, è altrimenti visibile, come in questo caso, dalla strada che va verso Varzi passante per le colline.

Ultima tappa per noi è stata quella di Varzi, luogo in cui vi è il Castello appartenuto alla famiglia Malaspina, che oggi si sta trasformando in un centro culturale a tutti gli effetti e che volendo è anche un’ottima location per matrimoni. Per informazioni visitate il loro sito: Castello di Varzi
Suggerimento: sono in corso i lavori per creare un luogo di ristoro per gustarsi la vera “merenda di Varzi” composta da vino e salame di Varzi che il cliente stesso sceglierà tra diverse varietà.


Naturalmente le ricerche non sono concluse, è un processo lungo che ha bisogno dell’aiuto di tutti, anche in un modo molto piccolo come riuscire a fornire il proprio albero genealogico per trovare dei discendenti viventi per poter fare comparazioni del DNA. Se ti senti di dare una mano o semplicemente sei curioso del progetto visita il sito: The Auramala project
Io ci tengo a ringraziare di cuore tutti quelli che hanno reso questa giornata possibile: La casa editrice Piemme e lo scrittore Ivan Fowler in primis, l’iniziativa Vacanze pavesi e il castello di Varzi che ci ha accolto e fatto fare una visita particolare.

Se volete vedere altre foto di questa giornata vi consiglio di passare dal blog di Jess: Jess in Wonderland

Buona lettura e buon viaggio ;)


lunedì 26 giugno 2017

10'000 visualizzazioni: grazie a tutti!



Il blog ha da poco superato le 10'000 visualizzazioni e io vorrei ringraziarvi tutti, uno per uno per il vostro sostegno e la vostra costante presenza. Non mi aspettavo che il mio piccolo blog potesse raggiungere questo traguardo quando l'ho aperto circa due anni fa, ogni visualizzazione e ogni singolo commento per me sono fonte di gioia. Ci vediamo alla prossima recensione ;)

Grazie! Thank you! Merci! Gracias! Obrigado! Tack! Danke! Спасибо!

martedì 20 giugno 2017

Intervista a Jean-Michel Guenassia, Il valzer degli alberi e del cielo


Buongiorno lettori!
Dopo aver avuto continue disavventure con il mio telefono (leggasi: suicidio del suddetto con annessa sparizione dell'intervista) finalmente riesco a proporvi l'intervista che ho avuto modo di fare insieme ad altri blogger allo scrittore Jean-Michel Guenassia in occasione di Tempo di Libri.

Questo è un libro davvero particolare, che racconta la vita dell'artista Vincent Van Gogh da un punto di vista totalmente inedito e umano. In questo modo possiamo avvicinarci e capire meglio l'uomo che si celava dietro la maschera dell'artista e il processo creativo che dava il via alla creazione di opere straordinarie.
Se siete amanti dell'arte questo è sicuramente il libro che fa per voi, il pizzico di romanticismo da quel tocco in più alla storia e in un attimo sarete seduti anche voi nella calura estiva francese in un campo di grano, a osservare l'orizzonte. 

Trama: 

«Sono Marguerite van Gogh. La signora Marguerite van Gogh. La moglie di Vincent. Sono vecchia e stanca, sto per andarmene, ma non rimpiangerò questa terra. Ritroverò Vincent e staremo insieme per sempre».
Nella torrida estate del 1890, a Auvers-sur-Oise, un uomo si presenta a casa del dottor Gachet: dall’aspetto, Marguerite, figlia del medico, lo scambia per uno dei tanti braccianti agricoli che lavorano nella zona. L’uomo è Vincent van Gogh, e per Marguerite, che ama dipingere ma si dibatte tra l’insoddisfazione di non riuscire a creare nulla di apprezzabile e una condizione di figlia predestinata a un matrimonio borghese, egli assume, giorno dopo giorno, le fattezze del maestro, del genio, dell’amore. Guardandolo dipingere, la giovane vede ora i paesaggi in cui è cresciuta – le case dai tetti di paglia, le acque del fiume, i fiori, gli alberi, il cielo – con nuovi occhi: la potenza della vera arte si dispiega davanti a lei, mentre la relazione con Vincent si fa sempre più stretta, più pericolosa e infine fatale. Mettendo insieme, come nel Club degli incorreggibili ottimisti, potenza del racconto e verità documentaria, e consegnandoci pagine di vera poesia quando assistiamo insieme a Marguerite alla nascita dei capolavori di van Gogh, Guenassia fa rivivere l’epoca d’oro degli impressionisti e getta una nuova luce sulla tragica fine dell’artista e sui misteri che circondano alcune delle sue opere; e lo fa come sempre da un’angolatura originale, tratteggiando ancora una volta un’indimenticabile figura femminile.


Ed ecco qui l'intervista: 

- Cosa l'ha portata a scrivere un libro su questo tema?
Mi ha incuriosito il mistero sulla sua morte, i suoi falsi quadri che circolano per il mondo. Questo è materiale fantastico per uno scrittore come me. Volevo concentrarmi sull’uomo, chi fosse realmente lui, non Van Gogh ma Vincent.
- Dopo questo meticoloso lavoro che opinione si è fatto su questo artista?
Van Gogh ha sofferto di disturbi di umore, era bipolare e beveva. Quando è arrivato a Auvers-sur-Oise era un uomo pieno di progetti e sicuramente non aveva idee suicide. Voleva organizzare mostre, rivedere l’amico Gauguin e aveva molte speranze. Questa leggenda dell’artista maledetto corrisponde al falso. In quel momento, poi, tutti gli artisti erano definiti “maledetti”, come ad esempio Pizzarro, Gauguin. E non si è suicidato: la storia è stata costruita a tavolino come spesso succede a persone giovani e di talento che affrontano una morte brutale. 
- Ci sono però due teorie: che fosse bipolare o schizofrenico. Dagli studi che ha fatto cosa ha scoperto?
Se si leggono bene le lettere Van Gogh non era schizofrenico, probabilmente bipolare ma a quell’epoca non si conosceva bene la patologia ne la cura. La teoria dell’epilessia è più veritiera. Il suo più grande problema era però il bere: beveva moltissimo e si ubriacava spesso. Ad esempio, vi ricordate l’episodio dell’orecchio tagliato? Pare che se lo sia fatto con Gauguin ubriachi persi. Quando poi è stato ricoverato all’ospedale di Saint Rémy conobbe un medico che lo prese a cuore e lo aiutò. Smise di bere e la sua vita migliorò moltissimo, non ci furono più crisi. 
- Ci può parlare del personaggio principale del romanzo, Marguerite Gachet?
E’ lei che in fondo mi interessa: questa giovane donna di diciannove anni che vive nel 1890 e si ribella contro lo stereotipo e la condizione di donna di allora. Le non vuole sposarsi, vuole studiare, vuole lavorare e rivendica la sua libertà. Si innamora della pittura.

- Nel romanzo si parla anche della questione dei quadri falsi: ci può spiegare meglio?
Ci sono molti falsi di Van Gogh in giro, perché era un pittore di grandissimo talento. I falsari ci sono sin dal Rinascimento. Molti falsi, ad esempio, si sa sono usciti da casa Gachet. Marguerite e il fratello hanno donato al Louvre cinquantatre tele di cui otto falsi. Lo stesso Gachet aveva regalato alla moglie di Theo, il fratello di Van Gogh, tre falsi. Sempre lui aveva regalato a conoscenti in America dei falsi poi donati al Metropolitan Museum. In tutti i musei c’è qualche tela falsa di Van Gogh. La cosa interessante è capire chi ha dipinto le tele false, ma tra questi non c’è Marguerite. Nel romanzo però mi piaceva l’idea che per amore lei dipingesse i quadri di Vincent, ma questa si tratta di licenza poetica non di verità storica.
- Perché i musei tengono ancora in esposizione i falsi quindi?
I falsi sono ancora nei musei perché ritirare tele ne vale del prestigio del museo stesso. Ad Amsterdam e anche al Museo d’Orsay hanno ritirato recentemente delle tele di Van Gogh. Se però gli chiedi come mai non rispondono. Semplicemente, sono sparite. Leggendo le lettere però possiamo risalire al numero di quadri che lui ha realizzato. Lui descriveva praticamente tutto il suo lavoro a Theo, suo fratello e suo mercante d’arte. Basta riprendere la corrispondenza e si può fare la lista chiara dei suoi lavori con tanto di date. Se alcune tele non rientrano nella sua corrispondenza allora sono sospette.
Quando avrebbe potuto dipingere tutte le tele che gli vengono attribuite? Questa è un’altra domanda interessante.  Pare che lui abbia passato a Auvers-sur-Oise settanta giorni e pare abbia dipinto settantacinque tele. In realtà se prendiamo la corrispondenza ne ha dipinte cinquantotto. Lui dipingeva in un giorno, non è possibile materialmente quindi che gli vengano attribuite tutte queste opere. Un’altra curiosità per capire se la tela è un falso: Van Gogh era molto povero e comprava i materiali nello stesso negozio a Montmatre, dove trovava tutto a prezzi economici. Quindi, se i materiali e la tela sono di materiali di qualità e pigmenti costosi sicuramente non è sua.
- Dal romanzo emerge un  Van Gogh malato di lavoro…
Era pazzo di pittura, parlava solo ed esclusivamente di pittura. Nelle lettere che scriveva parlava del suo lavoro ma anche dei colleghi che svolgevano e amavano la stessa professione.  Era anche un uomo ragionevole: infatti, era consapevole che non avrebbe potuto costruire una famiglia e mantenerla.  I suoi amici erano nella stessa situazioneGauguin aveva abbandonato la famiglia, Pizzarro aveva figli ed una famiglia numerosa ma praticamente non avevano da mangiare. Lui era consapevole che una famiglia aveva necessità che lui non avrebbe potuto economicamente soddisfare.
La pittura per Van Gogh è stata come un credo, un voto religioso ed era felice così. Se leggiamo le sue ultime lettere da Auvers non traspare un uomo malato. La sua unica ossessione era la pittura, come succede però a tutti i grandi artisti con l’arte in generale. Lui era abitato dalla pittura. Ha raggiunto un livello di bravura così elevato perché ha lavorato come un forsennato. Anche Monet e Cezannne: lavorano tutti senza fermarsi, incessantemente. Mai tempo libero, mai una vacanza. Era proprio una passione.
E lei come vive la scrittura?
Un po’ anche io vivo l’arte in questo modo, nelle sensazioni che suscita soprattutto. Quando scrivo sono immerso totalmente: per realizzare “Il club degli incorreggibili ottimisti” ho impiegato diversi anni. Quando scrivi così tanto arrivi un momento che quasi ti perdi. Adesso vado un pochino più veloce nella realizzazione ma non ho mai raggiunto i livelli di “pazzia” di Van Gogh. A volte mi sento come rimbambito, mi rendo conto che non posso più andare avanti a scrivere e mi fermo perché fisicamente sono stremato.   








domenica 14 maggio 2017

Recensione: "Riparare i viventi", Maylis De Kerangal.


Salve lettori, il libro di cui vi parlo oggi tratta di un tema molto importante e al quale io tengo molto: la donazione degli organi.
Il tema è molto delicato e ciò che rende questo libro degno di essere letto è la capacità della scrittrice di parlarne in un modo realistico e delicato, senza cadere mai nell'insensibilità o nella brutalità, entrambe possibili quando si affronta un soggetto così difficile.
La storia prende il via con l'incidente in cui incorrono tre amici una mattina di inverno e procede con la descrizione di tutti quei meccanismi che dal momento in cui la tragica sentenza "morte cerebrale" viene emessa prendono il via.
Attraverso questo libro riusciamo a comprendere tutte le sfumature delle emozioni umane che in quei tragici momenti si susseguono, e soprattutto ci avviciniamo a comprendere cosa voglia dire dover prendere una difficile decisione come è quella della donazione degli organi.
Per questo motivo sono completamente a favore ad una dichiarazione di volontà espressa quando si è ancora in vita, che possa sollevare i propri cari dall'angoscia di dover scegliere, e possa essere un aiuto incisivo per le numerose persone che attendono in lista d'attesa.
E' stato interessante anche scoprire grazie a questo libro quelli che sono i meccanismi strettamente tecnici e legali che regolano la donazione degli organi. In Francia, quello che viene descritto nel libro come "silenzio-assenso" per il prelievo, è diventato effettivo in seguito all'entrata in vigore della legge a Gennaio 2017, mentre in Italia sebbene esista questa legge da anni non è mai stata messa in pratica.
Questo libro mi ha commosso molto e mi ha aiutata a prendere maggiore consapevolezza sul tema in questione, mi ha aiutato a riflettere su quanto importante può essere compiere un gesto di questa portata e lo consiglio a chiunque voglia informarsi e immergersi in una lettura diversa dal solito, struggente ma fondamentale.
La scrittura e le descrizioni non sono mai banali o scontate, adoro le immagini che l'autrice riesce  a creare, spesso dure ma che riescono a esprimere alla perfezione gli stati d'animo dei suoi personaggi.


Trama:
Tre adolescenti di ritorno da una sessione di surf su un pullmino tappezzato di sticker, tre big wave rider, esausti, stralunati ma felici, vanno incontro a un destino che sarà fatale per uno di loro. Incidente stradale, trauma cranico, coma irreversibile, e Simon Limbres entra nel limbo macabramente preannunciato dal suo cognome.
Da quel momento, una macchina inesorabile si mette in moto: bisogna salvare almeno il cuore. La scelta disperata dell’espianto, straziante, è rimessa nelle mani dei genitori. Intorno a loro, come in un coro greco, si muovono le vite degli addetti ai lavori che faranno sì che il cuore di Simon continui a battere in un altro corpo.
Tra accelerazioni e pause, ventiquattr’ore di suspense, popolate dalle voci e le azioni di quanti ruotano attorno a Simon: genitori, dottori, infermieri, équipe mediche, fidanzata, tutti protagonisti dell’avventura, privatissima e al tempo stesso collettiva, di salvare un cuore, non solo organo ma sede e simbolo della vita.

Se volete avere informazioni riguardanti la donazione degli organi vi consiglio di visitare il sito dell'Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule: AIDO

Buona lettura!

Recensione libro e film: Il cerchio, Dave Eggers.



"Sapere è bene. Sapere tutto è meglio."


Ammetto che per una volta ho guardato il film prima di aver letto il libro nonstante questo fosse nella mia wishlist da un paio di anni, ed è stata proprio la curiosità a spingermi ad andare a vederlo quasi a scatola chiusa e solo in seguito leggere il libro. In questa recensione cercherò di parlare anche del film, elencando le cose che ho apprezzato e quelle che invece non ho gradito.
Il cerchio è stato pubblicato nel 2014 e, sebbene parli di una società abbastanza futuristica, oggi come oggi la realtà che ci racconta l'autore sembra spaventosamente non solo possibile ma anche probabile in quanto descrive minuziosamente una società, e in particolare un'azienda (Il cerchio), alle prese costantemente con la spinta all'evoluzione digitale e tecnologica, il tutto reso possibile dalla convergenza delle informazioni private degli individui nel "social network" TruYou, che porta il concetto di social ad un nuovo allarmante livello, formato da informazioni strettamente personali come quelle sanitarie e bancarie e dove la privacy diventa una forma di bugia, negativa e mal vista dalla società. La narrazione è scorrevole, nonostante le quasi 400 pagine e la trama è molto intrigante con un senso di suspence interessante; fino alla fine rimani in conflitto con te stesso e con la protagonista su cosa sia giusto e sbagliato.
Il film l'ho trovato molto fedele al libro, cosa spesso rara, i dialoghi in alcuni punti della narrazione coincidevano e tutte le scene principali del libro sono state mantenute. La cosa che mi ha lasciato perplessa però è stata la differenza sul finale, non tanto la differenza sulla scena quanto per il diverso messaggio finale che arriva allo spettatore/lettore. Cerco di spiegarmi meglio senza svelarvi troppo: terminato di vedere il film al cinema, a caldo ho avuto la sensazione di una svolta nella visione della protagonista e mi è arrivato un certo tipo di messaggio che mi ha portato a delle riflessioni personali, cosa che invece non ho trovato per niente nel libro e che mi ha stupito non poco. Non ho gradito molto infatti il finale del libro, per quanto possa essere una scelta descrivere una visione pessimistica della realtà avrei gradito di più una svolta almeno ideologica.
Ho apprezzato invece molto il fatto che nonostante il libro sia impiantato sull'esaltazione di questo modello di vita puramente social (ma non sociale), la bravura dello scrittore sta nel dare al lettore gli strumenti per distaccarsi da quello che legge, riuscendo a  far suscitare un senso critico che va contro ciò che nel libro sembra il mondo perfetto.

In un periodo come quello in cui ci troviamo adesso, dove la presenza o meno sui social viene visto come indicatore della popolarità e della vita sociale dell'individuo, e dove l'imperativo categorico è condividere tutto, sempre e comunque, più che la  vita sui social bisognerebbe analizzare e trovare un equilibrio su quella che rimane fuori dai social media e renderla più sociale, in un contesto di essere umani e non esseri digitali.   

"I SEGRETI SONO BUGIE; CONDIVIDERE E' AVERE CURA; LA PRIVACY E' UN FURTO"

Trama:

"Mio Dio, questo è un paradiso" pensa Mae Holland un assolato lunedì di giugno quando fa il suo ingresso al Cerchio. Mai avrebbe pensato di lavorare in un posto simile: la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web, un asteroide lanciato nel futuro e pronto a imbarcare migliaia di giovani menti. Mae adora tutto del Cerchio: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, i tavoli da ping pong per scaricare la tensione, le feste organizzate, perfino l'acquario con rarissimi pesci tropicali. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. "Se non sei trasparente, cos'hai da nascondere?" è uno dei motti aziendali. Cioè, condividere sul web qualsiasi esperienza personale, trasmettere in streaming la propria vita. Nessun problema per Mae, tanto la vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino. Perlomeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze o rende gli esseri umani più esposti e fragili, alla fine più manipolabili? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi?

Trailer:

Buona lettura/visione!

lunedì 27 marzo 2017

Recensione: Il libro degli specchi, di E. O. Chirovici


Avevo sentito parlare di questo libro già da un paio di mesi, la notizia che i diritti fossero stati venduti in 38 paesi prima ancora della sua uscita mi aveva suscitato un notevole stupore e la trama particolarmente interessante aveva fatto il resto. Così appena l'ho visto sullo scaffale in libreria non ho proprio saputo resistere e l'ho portato a casa con me. È stata una lettura che ho cercato di non terminare troppo in fretta, per godermi ogni pagina, nonostante la curiosità fosse al limite. È un libro davvero particolare con una trama ricca di misteri e colpi di scena e io cercherò di parlarvene senza rivelarvi troppo rovinandovi la sorpresa.

Già dalle primissime pagine ci troviamo catapultati nella storia grazie all'estratto che Richard Flynn, il nostro scrittore, fa reperire all'agente della Bronson & Matters in cui rivela di essere in possesso della verità riguardante un caso di omicidio svoltosi 30 anni prima. Questo e lo stile di scrittura particolarmente accattivante spinge l'agente Peter Katz ad accettare la proposta dello scrittore a ricevere l'intero manoscritto a scopo di pubblicazione ma non riuscendo a mettersi in contatto con lui chiede l'aiuto di un giornalista per scoprire più informazioni possibili circa la veridicità delle tesi sostenute nell'estratto. Nonostante sembrasse apparentemente facile l'impresa di recuperare un manoscritto, si rivelerà un intricato mistero fitto di contraddizioni dove ognuno dice la propria verità e tutti mentono, attraverso le indagini del giornalista prima, e di un detective in pensione poi, solo alla fine di questo "Romanzo-giallo" riusciremo a scoprirne di più, arrivando a capire quanto sia effettivamente verità e quanto frutto della fantasia dei personaggi.
Avevo aspettative molto alte su questo libro e devo dire che non sono rimasta delusa, lo stile di scrittura, il ritmo e il linguaggio spesso forbito denotano una grande capacità narrativa dello scrittore che trascina il lettore con se pagina dopo pagina. La trama è molto originale e l'unica cosa che mi è piaciuta poco è stata quella di non aver approfondito maggiormente sull'aspetto e i meccanismi psicologici, per il resto libro decisamente consigliato!



"Le sue risposte erano state precise- forse troppo precise- anche se per ben due volte aveva ripetuto di non ricordare bene i particolari."


Trama:

Peter Katz ha alle spalle una lunga carriera in una delle agenzie letterarie più  importanti di New York, e ormai quasi nulla può  sorprenderlo. Ma il manoscritto che quasi per caso inizia a leggere lo colpisce fin dalle prime righe. Non è solo la scrittura magnetica, non è  solo il coinvolgimento dell'autore a fargli capire subito che non si tratta di un romanzo come gli altri: chi scrive, un certo Richard Flynn, afferma di conoscere la verità su un famoso omicidio avvenuto quasi trent'anni prima, e di essere pronto a rivelarla nel suo romanzo.
La vigilia di Natale del 1987, in circostanze mai del tutto chiarite venne ucciso Joseph Wieder, un carismatico professore di psicologia all'università di Princeton. Accademico stimato ma anche molto discusso, Wieder esercitava un notevole fascino sulle studentesse come Laura Baines, la ragazza di cui Richard Flynn era innamorato. Ma in questa sorta di sbilanciato e torbido triangolo, a un certo punto, qualcosa andó storto.
Il manoscritto di Flynn è semplicemente eccezionale, ma purtroppo è incompleto: manca il finale. Determinato a non lasciarsi sfuggire l'occasione, l'agente letterario riesce a rintracciare l'autore, scoprendo però che è in fin di vita e che il resto del manoscritto è introvabile.
Inizia così un viaggio alla ricerca del finale perduto e della verità che porta con se. Un viaggio che diventa un'indagine sulla psiche e sul modo in cui la nostra memoria riscrive il passato, in un incerto, a volte ingannevole, gioco di specchi...

Spero di avervi incuriosito, buona lettura!

lunedì 20 febbraio 2017

Recensione in anteprima: "Il re bambino e l'imperatore cattivo" di Andy Riley

Buongiorno lettori!
Il libro di cui vi parlo oggi uscirà il 14 Marzo per Mondadori ed è una lettura diversa da quelle che sono solita fare, ma non per questo meno interessante.
Si tratta di un libro per bambini intitolato "Il re bambino e l'imperatore cattivo" che ho avuto l'opportunità di leggere in anteprima.

Il protagonista di questo libro è l'amatissimo bambino di 9 anni, Edwind: non un qualsiasi ragazzino ma un re con un castello, un trono e ovviamente una corona che più corona non si può. Ama il cioccolato ed è talmente generoso che spende sempre la sua paghetta per farne avere anche ai suoi sudditi che per questo lo acclamano sempre e hanno istituito il "Giorno dell'amore per il nostro re".
Tutto perfetto insomma, se non fosse che non esiste una bella storia senza un cattivo adeguato e qui ovviamente non manca! Il perfido imperatore Nurbison farà di tutto per mandare in rovina il suo nemico e rubargli il trono per poter festeggiare con la sua risata malefica ("Fuah Fuah Fuah!").

Con il sostegno dei suoi amici Megan il giullare e il ministro Jill, e il contributo dato dalle pecore tosate il nostro piccolo re affronterà avventure per tutto il regno e a grazie a un "piano furbissimo" cercherà di riconquistare il suo legittimo trono.

Una scrittura creativa e brillante donano a questo libro l'autenticità che spesso non ci si aspetta. Gli insoliti elementi come il terribile drago, carriole piene di cioccolato e canzoncine sui piedi renderanno il libro irresistibile per qualsiasi bambino!

Un libro adatto a tutte le età, dai bambini più piccoli ai genitori, un'allegra lettura da fare tutti insieme, magari mangiando proprio del cioccolato.

Buona lettura :)